10) Descartes. Le idee .
Dopo aver definito le idee tutto ci che pu essere nel nostro
pensiero, Descartes le distingue in innatae (proprie della natura
umana), adventitiae (provenienti dall'esterno attraverso i sensi)
e factitiae (costruite dall'immaginazione umana).
R. Descartes, Meditazioni metafisiche, Terza meditazione (pagine
132-133).

Tra i miei pensieri, alcuni sono come le immagini delle cose, e a
quelli soli conviene propriamente il nome d'idea: come quando mi
rappresento un uomo, o una chimera, o il cielo, o un angelo, o Dio
stesso. Altri poi hanno anche altre forme: cos, quando io voglio,
temo, affermo o nego, concepisco qualche cosa come oggetto
dell'atto del mio pensiero, ma aggiungo anche altro, per mezzo di
quest'azione, all'idea di quella cosa; e di questo genere di
pensieri, gli uni sono chiamati volont o affezioni, e gli altri
giudizi.
Ora, per ci che concerne le idee, se noi le consideriamo solo in
se stesse, senza riportarle ad altro, esse non possono, a parlar
propriamente, essere false; poich, sia che immagini una capra o
una chimera, immagino l'una non meno che l'altra.
Egualmente, non bisogna temer falsit nelle affezioni o volont;
perch sebbene io possa desiderare cose cattive, o anche cose che
non furono mai, tuttavia non  perci meno vero che io le
desidero.
Cos restano i soli giudizi, nei quali debbo badare accuratamente
a non ingannarmi. Ora il principale e pi ordinario errore che vi
si possa trovare consiste in ci, che io giudico che le idee, le
quali sono in me, siano simili o conformi a cose che sono fuori di
me; poich certamente, se considerassi le idee solamente come modi
o maniere del mio pensiero, senza volerle riportare ad altro, ben
difficilmente mi potrebbero dare occasione di errare.
Ora, di queste idee alcune mi sembrano nate con me [innatae],
altre estranee e venute dal di fuori [adventitiae], altre ancora
fatte ed inventate da me stesso [factitiae]. Infatti la facolt di
concepire una cosa, una verit, o un pensiero, sembra non venirmi
da altro che dalla mia natura; ma se odo adesso qualche rumore, se
vedo il sole, se sento caldo, fino ad ora ho giudicato che queste
sensazioni provenissero da cose esistenti fuori di me; ed infine
mi sembra che le sirene, gl'ippogrifi e tutte le altre simili
chimere siano finzioni ed invenzioni del mio spirito.
R. Descartes, Opere, Laterza, Bari, 1967, volume primo, pagine
217-218.
